Motociclismo

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Rossi e Lorenzo, il pendolo delle emozioni

Sicurezza, tranquillità, divertimento. Per guidare con efficacia un’automobile, occorrono questi tre ingredienti. Ne ha parlato Roberto Re nell’ultimo corso Emotional Fitness di Bologna, a proposito di chi vive con la fobia di condurre la propria macchina in autostrada. Di certo, Valentino Rossi non ha di questi problemi in pista con la sua Yamaha. Basta leggere cosa ha dichiarato a fine gara, in Qatar, dopo essere giunto inaspettatamente terzo: “Sono vecchio ma mi diverto un casino!”. Laddove quando si autodefinisce vecchio, sappiamo bene che non ci crede neanche lui.

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Il carisma di Valentino Rossi e la pressione psicologica.

Per gli appassionati delle due ruote, quella del 31 marzo di 20 anni fa rimane una data storica. Era il 1996 e il Motomondiale iniziò in Malesia, a Shah Alam. Ma oggi quel circuito non esiste più, è stato chiuso da tempo e al suo posto ora ci sono delle villette! La storia ci racconta che quel Gp vide la vittoria dei piloti italiani in tutte le classi: Perugini in 125, Biaggi in 250 e Cadalora in 500. Se a quell’epoca eri ancora bambino, forse non ricorderai che nella classe cadetta arrivò sesto un 17enne secco e alto con i capelli lunghi e biondi, conosciuto solo perché il padre era stato pilota alla fine degli Anni 70. Si chiamava Valentino Rossi, un nome che ora è un vero e proprio marchio. La sua moto era gialla e sul casco aveva un sole e una luna, due simboli che non l’hanno mai abbandonato, neppure ora che sono passati 331 Gran Premi sotto le sue ruote.