Dominik Paris, l’ex ribelle diventato campione

Dominik Paris, l’ex ribelle diventato campione

Quando sei certo della tua forza, ti puoi permettere di mascherare. Dominik Paris nelle prove in discesa libera di venerdì si era guardato bene dal tirare le linee perfette della gara e dallo spingere al massimo nel tratto finale. Dopo aver fatto registrare i migliori tempi nella parte alta, in basso aveva smesso di spingere. Come un ciclista che si siede a pochi metri dal traguardo. A lui bastavano le risposte ricevute dalla pista norvegese di Kvitfjell, quella che lo aveva visto vincitore già nel 2016. Le carte le ha scoperte solo in gara dove, nel finale, negli ultimi 15 secondi di gara, ha inflitto oltre mezzo secondo allo svizzero Beat Feuz che già pregustava la vittoria nella Coppa di specialità.

Quando sei certo della tua forza – quando, sei nel “flow” – ti riesce tutto, spiega Lorenzo Marconi, mental coach di Mattia Casse. Perfino di realizzare una doppietta e vincere anche il Super Gigante a sole ventiquattr’ore di distanza dal trionfo in discesa.

Il Flow è una condizione nella quale l’atleta è al suo massimo, si sente imbattibile, tutto va per il verso giusto, si trova nel suo “stato di grazia” o “peak state” A parità di condizioni, di potenziale tecnico, tattico e fisico, quando è “nel Flow” è al massimo delle sue potenzialità, della concentrazione e del focus e la prestazione è al 110% senza interferenze interne ed esterne. “Quando c’è la fiducia nei propri mezzi, e nei propri attrezzi – ha aggiunto Paris – la sciata funziona in tutte le condizioni: sole, neve, vento, non fa tanta differenza. A meno che non si trovino situazioni che proprio non sei in grado di affrontare…“.

 “In superG – ha spiegato Paris a fine gara – fa tanta differenza se riesci a far correre gli sci, e io ho fatto così: ho preso qualche rischio, ma ho sempre lasciato correre gli sci al massimo. Per questo motivo ho fatto anche qualche piccolo errore di linea, ma ero molto veloce ed è andata bene. Il risultato è arrivato“.

Sappiamo che quando un atleta è in gara, esistono due prestazioni parallele: l’attività vera e propria che si vede dall’esterno e quella interiore, la gara che l’atleta corre con se stesso. Quest’ultima è la realtà vissuta nella mente dello sportivo, non percettibile all’esterno perché solo lui la conosce. È una partita basata sui pensieri che fa, sulle parole che si dice, sulle sensazioni che prova e le immagini che vede mentre sta svolgendo la performance, in pratica dove è focalizzata la sua mente.

Nel caso di Dominik – soprannominato il “rocker delle nevi” vista la sua passione per la musica heavy metal – la piena maturità è arrivata. E’ un atleta concentrato nel “qui e ora”, la sua mente è leggera, senza zavorre o inutili preoccupazioni. “Quest’anno – ha detto ai giornalisti – penso di aver fatto un salto di qualità in tutto: un po’ di esperienza in più, un migliore sviluppo dei materiali, poi la fiducia che arriva gara dopo gara e con la fiducia cresce tutto. Adesso riesco a sciare sempre più vicino al limite: e questa è una grande differenza rispetto al passato”.

Il tema qui è l’allineamento tra mente conscia e mente inconscia. Quando svolgiamo una gara, il nostro corpo è impegnato in decine di altre attività che non controlliamo razionalmente, come il battito del cuore, lo scorrere del sangue, la respirazione e così via. Di alcune cose siamo consapevoli mentre di altre no, sebbene avvengano comunque. Se la “mente conscia” va in una direzione e la “mente inconscia” rema nella direzione opposta, ci possiamo sforzare quanto vogliamo, ma l’inconscio andrà comunque dove vuole. In certi casi con lo scopo di proteggere, la mente inconscia tenderà a sabotare il risultato e, con tutta probabilità, nel momento della performance succederà qualcosa per cui l’atleta non riuscirà a raggiungere l’obiettivo programmato. Ma se invece le parti vanno nella stessa direzione, il risultato sarà positivo.

È interessante rileggere un’altra parte delle dichiarazioni del ventinovenne azzurro, fresco oro iridato proprio in SuperG. “Quest’anno in particolare mi diverto un sacco a sciare e lo faccio molto bene. Riesco a fare quello che voglio in pista e si vede. Non penso ancora ai record o al numero totale delle mie vittorie, mi concentro sulla sciata e mi godo gara dopo gara. I conti si faranno alla fine“.

In queste parole c’è tutta la solidità di Paris, l’atleta vincente è presente al 100% connesso completamente nel “qui ed ora”, si gode la prestazione indipendentemente dal risultato, è concentrato sul proprio gesto tecnico, pianifica il futuro solo come obiettivo da raggiungere ma non ne prova ansia da conseguimento obbligato, non ci sono “devo” nella sua prestazione, ma solo “posso e voglio” e durante la gara riesce a dare il massimo delle proprie possibilità, mente e corpo sono all’unisono, l’atleta è in una condizione di benessere totale” ci racconta Lorenzo Marconi.

Sull’argomento si è espresso in queste ore anche Giuseppe Vercelli, responsabile dell’area psicologica della Fisi, che alla Gazzetta dello Sport ha spiegato: “Oltre alla connessione tra corpo e mente, nello sci bisogna tenere conto di quella con i materiali e l’ambiente. Nello staff Paris ha trovato un capo carismatico come Alberto Ghidoni, giusto per lui. Mentalmente Dominik è solidissimo. L’ho conosciuto ai Giochi di Vancouver 2010, non è cambiato di una virgola. I successi gli confermano che sta percorrendo la strada giusta nella vita e lo motivano a continuare. Come far durare a lungo lo stato di grazia? Il mantenimento non esiste – conclude Vercelli – Paris sa che i risultati sono solo la conseguenza di un miglioramento continuo. Lui ora si sta chiedendo cosa può fare per migliorare: questo è il potere dei campioni“.

Come nel caso del carabiniere Dominik Paris, che ha confermato di essere un atleta continuo e completo, solido, efficace, “spensierato” nella sua azione. L’ex ragazzo ribelle è diventato padre di famiglia (l’estate scorsa è nato Niko). L’ambiente lo ha aiutato, la fidanzata Kristina, la chitarra metallara da suonare per scaricare un po’ di tensione, il papà istruttore che prima di farlo crescere come sciatore, lo ha fatto diventare uomo mandandolo a spalare letame, non ancora maggiorenne, per evitare che frequentasse cattive compagnie. Tutto fa nella storia di un campione.

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Written by Alessandro Dattilo e Lorenzo Marconi


alessandro dattilo

Alessandro Dattilo, giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e “Stand Out – The Personal Branding Company” e docente del programma “HRD – Da Manager a Leader“.
Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro “Scrittura Vincente”, una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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