La formula di Sir (Sor) Claudio Ranieri

La formula di Sir (Sor) Claudio Ranieri

Coraggio e romanismo. Per gestire un gruppo in maniera vincente, bisogna dimostrare di possedere un’identità da vincente. Solo con una reputazione inattaccabile si può fare leva con coerenza sui singoli elementi di una squadra. Se quello che chiedi ai tuoi ragazzi l’hai già ottenuto altrove – e quindi sai che è possibile – allora non potranno che seguirti. Spazzando via gli alibi una volta per tutte.

Nella Roma in crisi del dopo Di Francesco, il personaggio ideale per riportare l’equilibrio e l’essenzialità in un ambiente dove tutto è esagerato non poteva che chiamarsi Claudio Ranieri, nato e cresciuto a Testaccio, tifoso da sempre dei colori giallorossi prima ancora di esserne l’allenatore.

Le sue dichiarazioni in conferenza stampa trasudano romanità e tracciano una direzione: “Chiedo ai miei giocatori di dare tutto in mezzo al campo, di non risparmiarsi per il rispetto alla maglia che indossano. Devono arare il terreno di gioco”. Immagine chiarissima che non ammette repliche e che richiama quella saggezza contadina grazie alla quale – in Inghilterra, nel campionato più difficile del mondo – Ranieri ha conquistato la vittoria finale con una squadra di provincia, il Leicester.

Utilizzando la semplice formula del bastone e della carota, prima ha parlato a muso duro, ribadendo che non stiamo parlando di ragazzini di quattro anni, ma di adulti super-pagati e quindi responsabili dei propri comportamenti. Poi per rafforzare il concetto ha detto una cosa di buon senso: “Tutti abbiamo problemi, ma non li portiamo sul luogo di lavoro. In squadra chi pensa di avere problemi deve lasciarli a casa, non usarli come scusa per rendere di meno”.

Testa bassa e lavorare, sembra essere lo slogan identitario di mister Ranieri, chiamato a risollevare le sorti della Roma a una dozzina di gare dalla fine del campionato. Obiettivo arrivare almeno quarti, ed entrare così in Champions League. “Io non guardo i nomi o il curriculum – ha detto il tecnico – mi interessa l’impegno in allenamento e in partita. Giudico l’atteggiamento mentale e fisico, la voglia di combattere contro l’avversario. Ho chiesto ai ragazzi di essere uniti, di essere una squadra, di aiutare il compagno quando sbaglia: questo fa la differenza”.

Poi, da abilissimo gestore di team, ha iniziato a dispensare “carote” a beneficio di alcuni atleti che avevano bisogno di incoraggiamento, e che forse sotto la guida del precedente allenatore erano rimasti un po’ in disparte. “Patrik Schick è fortissimo, è un giocatore che ha tutto, velocità, tecnica, gol. Il carattere? Gli ho detto prima della partita che avrei voluto vedere la stessa grinta che ha messo in campo a Oporto“. Detto fatto: l’attaccante ceco ha realizzato il gol decisivo del 2-1 contro l’Empoli.

Altri due atleti che hanno apprezzato il sostegno del mister e reagito bene alle leve motivazionali sono stati Florenzi ed El Shaarawy. Il primo ha iniziato la gara di ieri con la fascia di capitano: “Essendo romano capisco cosa sta passando – ha detto il tecnico in conferenza -. Ogni errore che fa pesa più che ai suoi compagni. Deve tirare fuori la romanità giusta, stare petto in fuori. Non c’è niente di male a sbagliare e ammettere l’errore. Poi c’è un’altra palla da giocare, un’altra partita da giocare. Mi aspetto tanto da lui. Comunque Florenzi è un giocatore universale, può giocare sia dietro che avanti, con caratteristiche uguali. Dipende dalla partita, dall’avversario, dalla situazione tattica. L’importante è che Alessandro si riprenda. Mi ha detto che ci voleva essere, nonostante un problemino al ginocchio“. E in campo non si è risparmiato.

Anche El Shaarawy, tra i più in forma del momento, ha risposto con una rete e con grandi motivazioni: “Abbiamo giocato col cuore come chiesto da Ranieri” ha detto a fine gara. Negli ultimi minuti l’attaccante di origine egiziana ha anche indossato la fascia da capitano: ulteriore mossa dell’allenatore per rinforzare le sue credenze legate all’identità di squadra.

Ai tifosi – dopo tante delusioni emotive legate, questa è l’accusa, all’eccessiva americanità della gestione Pallotta – un bagno di romanità è sembrata la risposta giusta a uno stallo mentale ed agonistico in cui stava sprofondando la squadra. L’ultima chicca per rinforzare l’ancoraggio tra il cuore giallorosso e la passione professionale di Ranieri è stato l’episodio, da lui stesso raccontato, della telefonata che gli ha fatto Francesco Totti, leader indiscusso in eterno per la tifoseria romanista. “Francesco mi ha chiamato – ha rivelato il tecnico – e mi ha chiesto la disponibilità a tornare ad allenare la Roma. A qualunque altra squadra in questo momento avrei detto di no. Ma alla Roma, quando chiama, posso solo accettare“. E avendolo chiamato Totti, il corto-circuito emotivo si è saldato. Nella mente di tutti, ma soprattutto in quella dei calciatori. Che forse per la prima volta iniziano ad assaporare cosa significhi davvero lottare in un’arena, con un’intera città (pubblico laziale a parte) che ti sostiene fino alla fine.

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Written by Alessandro Dattilo e Lorenzo Marconi


alessandro dattilo

Alessandro Dattilo, giornalista, storyteller, blogger, formatore, ghostwriter. Aiuta aziende e professionisti a raccontare la loro storia, a trasferirla sul web, a farla diventare un libro. Tiene seminari su Brand Journalism e Scrittura Efficace per il Business. Oggi è Senior Content Manager per Roberto Re Leadership School e “Stand Out – The Personal Branding Company” e docente del programma “HRD – Da Manager a Leader“.
Fondatore di TorinoStorytelling e RomaStorytelling, ha scritto e parlato per quotidiani nazionali, network radiofonici e tv locali. Sul web ha lavorato come consulente editoriale e content manager per il Gruppo Enel, Ferrovie dello Stato, Treccani, Ferpi, Fastweb, Reale Mutua, Comin & Partners e molti altri. Per Mondadori ha pubblicato nel 2014 il libro “Scrittura Vincente”, una guida pratica su come usare la parola scritta per raggiungere più facilmente i propri obiettivi in campo aziendale, commerciale, professionale.

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